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S C E N A V.
Isabella , Paolina , e detti.
Pao. (verso il boschetto) Che ti venga la
rabbia, porta maledetta! E quel tanghero del
giardiniere era sordo .)
Isa. Serva , Signor padre . (s’inchina) Mammà ,
un bacio.
Contes. Volontieri la mia buona figlia . (si ab·
bracciano )
Con. (torbido) Addio , figliuola. Passeggiato
eh?
Isa. Siamo ite a prendere un poco d’aria..
Con. (mezzo iin collera) Aria, e sempre aria.
Grand'aria bisogna a voi altre femine .
Pao. (Sarebbe mo bella, che dopo tanti diver-
timenti si dovesse per contentino morire af-
fogate . )
Con. Ehi... che borbotti tu là fra i denti?
Pao. Eh nulla : parlava coll' aria.
Con. (con tuono secco, e freddo) Io ho udito.
sai? Avvertilo , Paolina: e ricordati che la
mia porta quanto è stretta nell'entrare , al-
trettanto è larga nell’uscire . (si riscalda)
Io non biasimo il sollievo, ma l'abuso, per
cui degenera in dissipamento . Quì sempre si
gira . e senza questa ottima donna , (indican-
do la contessa) io starei sempre solo. Ingra-
te! Quando si tratta di danzare , cantare,
giuocare ai pegni , allora l'aria non si cer-
cherebbe neppur pel respiro : se poi sì deve
attendere a’ proprj doveri , eccoti subito in
ballo i vapori. Ingrate !
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