S C E N A   V.

    Isabella , Paolina , e detti.

Pao. (verso il boschetto) Che ti venga la
  rabbia, porta maledetta! E quel tanghero del
  giardiniere era sordo .) 
Isa. Serva , Signor padre . (s’inchina) Mammà ,
  un bacio.
Contes. Volontieri la mia buona figlia . (si ab·
  bracciano )
Con. (torbido) Addio , figliuola. Passeggiato
  eh?
Isa. Siamo ite a prendere un poco d’aria..
Con. (mezzo iin collera) Aria, e sempre aria.
  Grand'aria bisogna a voi altre femine .
Pao. (Sarebbe mo bella, che dopo tanti diver-
  timenti si dovesse per contentino morire af-
  fogate . )
Con. Ehi... che borbotti tu là fra i denti?
Pao. Eh nulla : parlava coll' aria.
Con. (con tuono secco, e freddo) Io ho udito.
  sai? Avvertilo , Paolina: e ricordati che la
  mia porta quanto è stretta nell'entrare , al-
  trettanto è larga nell’uscire . (si riscalda)
  Io non biasimo il sollievo, ma l'abuso, per
  cui degenera in dissipamento . Quì sempre si
  gira . e senza questa ottima donna , (indican-
  do la contessa) io starei sempre solo. Ingra-
  te! Quando si tratta di danzare , cantare,
  giuocare ai pegni , allora l'aria non si cer-
  cherebbe neppur pel respiro : se poi sì deve
  attendere a’ proprj doveri , eccoti subito in
  ballo i vapori. Ingrate !


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