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Il fondo Erminio Macario

Erminio Macario (1902-1980).
Erminio Macario è considerato una maschera comica del teatro italiano del Novecento, un discendente moderno di quella grande tradizione che lega le nostre radici alle maschere popolari, dagli Zanni alla Commedia dell'arte. Illustri critici l'hanno comparato a Charlie Chaplin per la carica poetica e l'inventiva surreale della sua estetica interpretativa. Dunque una maschera lontana dagli altri comici, figli della cultura realista e neorealista, che nella quotidianità sociale trovavano l'humus e l'ispirazione per elaborare la loro arte scenica. Macario invece, per vocazione spontanea, attinge alla cultura francese intrisa di surrealismo e di lunarità. La sua è una comicità elegante, permeata di candore, funambolica, aggraziata. Tende a comunicare più con la mimica, sua dote espressiva basilare, che con le parole, con le quali gioca sfiorando, in anticipo sui tempi, il teatro dell'assurdo e il nonsense.
Nasce a Torino all'inizio del secolo, figlio di umili proletari, e ancor giovanissimo è costretto a fare i lavori più disparati, pur da allora già amando il teatro. All'età di circa vent'anni inizia la sua avventura tra i guitti, compagnie girovaghe che viaggiavano di paesino in paesino. Lì affronta, per alcuni, durissimi anni, un praticantato fatto di drammoni popolari e comicissime farse. Tornato a Torino, pur volendo fare l'attore drammatico, per mancanza di scritture, accetta di entrare in una formazione di varietà svelando un temperamento comico naturale. Lo nota Isa Bluette, grande soubrette degli anni Venti, che lo prende con sé per cinque anni diventando la sua maestra, e il suo trampolino di lancio.
Dopo la depressione degli anni '30 vissuta in avanspettacolo, Macario decide di reinventare la rivista italiana secondo i criteri parigini. Seguono cinquant'anni di spettacoli grandiosi, di uno sfarzo mai visto prima, tra scenografie e costumi, e uno strabiliante universo femminile nobilmente in primo piano. La sua "spalla" storica è Carlo Rizzo che resterà con lui per quarant'anni. Indimenticabile il binomio Wanda Osiris-Macario, per un quinquennio coppia leggendaria del teatro di rivista. Alcuni titoli: Piroscafo Giallo, Febbre Azzurra, Moulin Rouge, Oklabama, Votate per Venere, Pericolo rosa, Tutte donne meno io, Made in Italy, Non sparate alla cicogna, E tu biondina, Chiamate Arturo 777.
Negli anni '40 inizia anche la sua fortuna cinematografica grazie ai registi Mario Mattoli (Imputato alzatevi!, Il pirata sono io!), Mario Soldati (Italia piccola) Carlo Borghesio (Come persi la guerra,L'eroe della strada, Il monello della strada).
Negli anni Sessanta, il teatro di rivista muore. Dopo alcuni film accanto a Totò, e una serie di spettacoli televisivi per la Rai, Macario si ritira a Torino dove fonda una Compagnia teatrale regionale. Lascia nella memoria collettiva il ricordo indelebile della sua interpretazione intimista de Le miserie ‘d Monssù Travet di Vittorio Bersezio, realizzata al teatro Stabile di Torino nel 1970 per la regia di Giacomo Colli. Nel 1980, dopo poche recite nel suo Teatro Macario, si ammala e scompare pochi mesi dopo. Grande talent-scout, scoprì numerose attrici e soubrettes, fu anche un maestro di regia per il teatro leggero-musicale.    (Mauro Macario)

Il fondo è composto di video, testi a stampa, copioni, spartiti, fotografie e locandine riferite all'attività artistica di Erminio Macario e di suo figlio Mauro. I documenti sono stati donati da Mauro ed Alberto Macario (con alcuni contributi di Massimo Macario) nel corso degli ultimi anni. Tutti i documenti sono disponibili per la consultazione.

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