Fior di male


Questa pagina riproduce il "programma" del film Fior di male, interpretato da Lyda Borelli,
conservato presso la Biblioteca e Raccolta Teatrale del Burcardo di Roma.


CINEMA CENTRALE
MILANO
Piazza del Duomo, 23 (Portici della Galleria)

LYDA BORELLI

INTERPRETE SUGGESTIVA

IN

FIOR DI MALE

PELLICOLA D'ARTE

 

PROLOGO - PERDIZIONE

ATTO PRIMO - REDENZIONE

ATTO SECONDO - AMORE

ATTO TERZO - SACRIFICIO


CINEMA CENTRALE - MILANO

A LYDA BORELLI!

 

Lyda Borelli! Ecco la grande maga, l'affascinatrice potente, colei che con la bellezza dell'anima e del - corpo ha saputo far sua ogni più recondita forma del sentimento, ogni più' lieve sfumatura della Psiche umana. - Attraverso le espressioni molteplici del suo viso, pieno di grazie, ogni atteggiamento rimane fissato con una verità impressionante ogni armonia di linea è la materializzazione d'un pensiero! - Nella sua vita vissuta, ogni attimo di gioia, ogni dolore, ogni bellezza, ogni luce, ogni colore, ogni suono, ogni sorriso ed ogni lacrima, furono gelosamente raccolti e custoditi nella sua grande anima sensibilissima, e questo inestimabile tesoro, arricchito dallo studio amorevole della donna intelligentissima, viene ridonato al suo pubblico italiano, il prediletto, con un'impronta di sincerità, di verismo meraviglioso, con un intendimento artistico eccelso!

Così Lyda Borelli, ci solleva l'anima in un godimento squisito di gioia quando ella sorride; così Lyda Borelli ci fa dolorare quando i suoi occhi bellissimi e grandi piangono! Nostro è il suo bel sorriso: nostre le sue amare lacrime! Questo è il premio maggiormente agognato da coloro che, sacri al culto dell'arte, tutte le proprie energie combattive donarono per l'arte stessa! Tutto si deve, dunque, a Lyda Borelli, la prediletta della nostra grande arte italiana, perché nella rappresentazione della vita tutto sa dare, e per tutto dare, tutta se stessa dona!

M. EMILIANI.


"FIOR DI MALE"

Lyda è il fiore sbocciato nel fango della suburra, la vittima delle grandi metropoli. Le radici del suo essere si sono abbeverate fin dalla nascita di tutto il male ed il dolore umano. Orfana, abbandonata da tutti, cade nelle mani di una vecchia meretrice ed è sfruttata ignobilmente dagli amanti violenti e dediti alla crapula ed al delitto che la circondano. Il figlio delle sue tristi vergogne, è costretta abbandonarlo in un angiporto oscuro. Ma per un triste capriccio della malavita sul braccio dell'innocente è stato inciso un tatuaggio orrendo. Una notte d'inverno, piena di freddo ed angoscia ecco che essa è arrestata assieme ad un branco di apâches. Per la sua età minorile vien rinchiusa in una casa di correzione. Nel laboratorio annesso al triste asilo la sua bellezza, sulla quale i vizi hanno impresso un marchio strano ed interessante la fa rimarcare dalla baronessa Rogers, moglie d'un ricco banchiere e presidentessa d'una società per la protezione delle giovani traviate.

Questo è un semplice incidente. Intollerante di disciplina, abituata alla più sfrenata libertà, rotta a tutti i pericoli ed i rischi della vita infame, una sera Lyda riesce con altre compagne a calarsi dal muro di cinta del reclusorio. Si dileguano in opposte direzioni. La polizia sguinzaglia i suoi mastini e la triste giovinetta pur di non essere ripresa fugge dalla turbinosa città che fu testimone della sua perdizione e camminando senza soste giunge ad un paese in riva al mare. Esaurita dal viaggio, dalla fuga spaventosa cade sulla spiaggia al cospetto delle onde che la luce mattutina tinge dei suoi raggi vermigli.

Il vecchio conte Alvisi, il quale s'è ritirato a vivere in una sontuosa villa dei dipressi, s'imbatte nella misera, e mosso a pietà la solleva e la affida ai suoi servi. Ma Lyda dopo essersi sfamata, presa dal suo istinto perverso, in un momento nel quale la delicatezza del suo benefattore la lascia sola, si spinge negli appartamenti e ruba un gioiello che trova in un cofanetto. Ma quando il vecchio generoso torna e le narra la storia di una sua bimba perita avanti tempo e come egli conservi intatta la stanza e gli oggetti che le appartennero, Lyda si sovviene del figlio abbandonato e presa da un vero e grande rimorso s'introduce nella stanza della povera morta che ha osato profanare e ripone il gioiello al suo posto. Le voci della redenzione han risuonato nel suo cuore traviato.

Del tempo passa. Lyda ha mantenuto la promessa fatta. Ha trovato del lavoro presso in un grande magazzeno di mode. L'onestà sua, la sua abilità, la sua modestia le hanno conquistato tutta la benevolenza dei suoi padroni. I suoi guadagni le permettono di formarsi un piccolo dolce nido e di circondarsi delle cose care al suo cuore. Il conte Alvisi che non l'ha persa di vista, la va a trovare di quando in quando e la guida coi suoi consigli. Ma ecco che la sua rigenerazione sta per essere irreparabilmente compromessa. Il banchiere Rogers ha occasione di conoscere Lyda e bramoso di farsene un'amante la stringe con mille assidue premure. Lyda gli resiste e lo respinge, ma la baronessa Fulvia che ha scoperto la passione del marito per Lyda e nel contempo ha riconosciuto nella bella modista la piccola reclusa fuggita dalla casa di correzione, le impone di lasciare immediatamente la città se non vuoi essere denunciata. Lyda è forzata ad acconsentire, ma il dolore di trovarsi un'altra volta fra le strettezze della miseria è reso più intenso dalla necessità di dover separarsi da Cecilia, una povera orfana che ha conosciuto nel laboratorio e che ama e protegge come una sorella. Il vecchio conte che sente prossima la sua fine e apprende tutto, per porre Lyda al riparo da ogni possibile insidia, l'adotta.

Altro tempo è passato. L'Alvisi è sceso nella tomba e Lyda divenuta erede della di lui fortuna vive ritirata nella villa in cospetto al mare che conobbe il suo pentimento. Cecilia che ha fatto educare è divenuta un fiore di bellezza e virtù; la pace e la serenità aleggiano intorno ai due esseri che la tempesta ha per lungo tempo sbattuto e travolto. Ma un giorno il tranquillo eremo è messo sottosopra: un giovane, vittima di un disastro automobilistico vi è portato svenuto e ferito. Quel giovane è Davuski il celebre violinista. Lyda accoglie lo straniero premurosamente e con le sue cure pazienti ed assidue lo strappa alla morte. Ma con la pietà per la sventura dello straniero entra nel cuore della donna solitaria l'amore, il vero: e potente amore. Le parole di riconoscenza del convalescente accendono nell'anima di lei mille sogni di felicità sublime sconfinata.

Ma il cuore di Davuski è inconsciamente attratto verso Cecilia e quello di Cecilia palpita per lui. I due innamorati non avvertono lo strazio della povera Lyda, la quale pur di saperli felici acconsente alle loro nozze.

Cecilia e Ruggero stanno per tornare dal loro viaggio felice e la dolorosa va ad incontrarli in una città di mare dove sbarcheranno.

Una sera ritirandosi nelle stanze dell'albergo nel quale ha preso dimora scorge un adolescente dallo sguardo triste e perverso nascosto sotto il letto. Quell'adolescente è un ladro. Essa invoca aiuto, ma il giovane si slancia su di lei. Nella sorda colluttazione tra la donna e l'apache Lyda scorge sul braccio di costui un tatuaggio.

Nella sua mente e nel suo cuore è una folgore: quello è il figlio da lei abbandonato e incessantemente ricercato dal giorno della sua rigenerazione. L'amor materno le dice che deve salvarlo e lo nasconde infatti nel gabinetto di toeletta ma quando dopo aver illuso con una falsa spiegazione dell'avvenuto gli accorsi va per rivelarglisi e per dirgli le parole della bontà, più non lo trova: è scomparso nella notte.

Lo sbigottimento e le reticenze della madre fanno sospettare a Davuski che l'uomo fuggito sia un amante di Lyda, un amante volgare ed egli le impone per l'onore di Cecilia di non frequentare la sua casa.

Lyda per non esser costretta a rivelare il segreto della sua giovinezza e rovinare così la felicità di Cecilia piega il capo. Ma il cuore che la redenzione ha purificato e nobilitato è ora assillato da un pensiero solo: trovare suo figlio salvarlo. Essa lo cerca dapertutto: nei ritrovi equivoci, nelle bettole, per i trivi, finché una sera le viene data una indicazione precisa:

la villa del violinista... dopo la mezzanotte... Lyda vi corre trafelata e si nasconde. Passano dei momenti atroci, finalmente ecco che un'ombra si profila; un giovane scavalca il cancello di cinta del parco.

Lyda lo riconosce si precipita per impedirgli di commettere un crimine, ma nell'oscurità delle stanze s'incontra con esso lui che già e penetrato e avendo inteso rumore cerca fuggire. Un grido supplice e straziante si sente, un pugnale brilla: Lyda cade trafitta. Accorrono i servi, l'apâche è inseguito ed afferrato e Lyda morente grida a lui quello che nessuna donna sino allora gli aveva mormorato: Figlio mio!.. mio figlio!...

La redenzione e trasfigurazione della traviata sono compiute.

Il fiore spuntato dal fango e nutrito di tutto il dolore umano ha spinto il suo stelo in alto ed ha aperto la sua corolla là ove è la luce e la bontà.


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"LA PRESSE" Stab. Lito-Tipografico - Milano


(L'inserimento delle foto nel testo segue l'impaginazione del documento originale)


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Pagina disegnata da Maria Teresa Iovinelli
Ultimo aggiornamento: 07/06/2007