Salomè di O. Wilde
Lyda Borelli esordì come attrice in teatro, nel 1902, nella compagnia di Francesco Pasta e Virginia Reiter. Passò poi nella compagnia di Virgilio Talli, dove divenne prima attrice giovane a soli diciotto anni. Nel 1904, interpretò il ruolo di Splendore nella prima rappresentazione de La figlia di Iorio di Gabriele D'Annunzio. Prima attrice con Ruggero Ruggeri (1909), divenne in breve una fra le più acclamate prime donne del teatro italiano. Recitò ancora con Piperno e Gandusio nella compagnia diretta da Flavio Andò e nella compagnia "Fert" diretta da Ermete Novelli.
Già celebre in teatro, interpretò il suo primo film nel 1913: Ma l'amor mio non muore, del regista Mario Caserini. Pare che il personaggio della protagonista fosse stato ideato appositamente per lei da due giovani autori torinesi, Bonetti e Monleone 1. Il grande successo del film la consacrò "divina" per antonomasia fra le attrici cinematografiche, una fama che divise con l'altrettanto venerata Francesca Bertini. A differenza della Bertini e di altre dive del muto, però, la filmografia della Borelli non è molto vasta, perché ella si ritirò definitivamente a vita privata nel 1918, ancora al culmine della celebrità, dopo aver sposato il conte Vittorio Cini di Ferrara.
Rapsodia satanica, 1915
Lyda Borelli fu la prima grande sacerdotessa del nascente divismo. La sua morbida bellezza preraffaellita, le sue pose da femme fatale dannunziana, la sua recitazione fatta di gesti eccessivi, di subitanei languori e di sguardi torbidi, divennero il modello di una intera generazione di attrici, ed influenzarono la moda fino a diventare un vero e proprio fatto di costume.
Gramsci definì Lyda Borelli "un pezzo di umanità preistorica, primordiale", riconoscendo la straordinaria forza di suggestione della sua sensualità, sebbene a suo avviso l'attrice non sapesse "interpretare nessuna creatura diversa da se stessa" 2. In fondo, però, le si chiedeva proprio questo, all'interno di quel sistema di ruoli stereotipati e di trame ripetitive che sono i drammi d'amore e morte di gusto liberty. I ruoli della Borelli, nel ricordo degli spettatori, finiscono col somigliarsi tutti, donne appassionate che muoiono di passione, o sprofondano nella degradazione per amore, come la Lyda di Fior di male, "fiore sbocciato nel fango della suburra, vittima delle grandi metropoli".
"Il divismo italiano, nei suoi fenomeni più appariscenti - la Borelli forse in misura maggiore della Bertini - è perfettamente funzionale al contesto semiotico e ideologico in cui si colloca", sostiene Gian Piero Brunetta. "La diva non è dunque solo un corpo, uno sguardo, un insieme di gesti caratterizzati e ripetuti, è, anche, al tempo stesso, l'incarnazione più emblematica di tutto un mondo su cui viene ad esercitare un dominio assoluto" 3.

Filmografia:

1913 - Ma l'amor mio non muore, di Mario Caserini
links:

1913 - La memoria dell'altro, di Alberto degli Abbati, con Lyda Borelli e Mario Bonnard

1914 - La donna nuda, di Carmine Gallone, con Lyda Borelli e Ugo Piperno

1915 - Fior di male, di Carmine Gallone, con Lyda Borelli (Lyda) e Ruggero Barni

1915 - Rapsodia satanica, di Nino Oxilia, con Lyda Borelli (Alba d’ Oltrevita), Andrés Habay (Tristano), Ugo o GiulioBazzini (Mefisto), Giovanni Cini (Sergio), musica di Pietro Mascagni
links:

A Cinémémoire teljes programja
Nino Oxilia, Rapsodia satanica

1915 - Marcia nuziale, di Carmine Gallone, con Lyda Borelli e Amleto Novelli

1916 - La falena, di Carmine Gallone, con Lyda Borelli e Mario Bonnard

1916 - Malombra, di Carmine Gallone, con Lyda Borelli (Marina di Malombra), Augusto Mastripietri (Cesare d'Ormengo), Amleto Novelli (Corrado Silla)

1916 - Madame Tallien, [di Mario Caserini ?]

1917 - Carnevalesca, di Amleto Palermi

1917 - Il dramma di una notte, o Una notte a Calcutta, di Mario Caserini

1917 - La storia dei tredici, di Carmine Gallone, con Lyda Borelli e Ugo Piperno

1918 - La leggenda di Santa Barbara

 


1. A[ndrea] Ca[milleri] e M[aria] A[driana] P[rolo], nella voce dedicata a Lyda Borelli, in: Enciclopedia dello Spettacolo, vol. II. Roma : Le Maschere, 1954, pp. 829-831

2. Antonio Gramsci, In principio era il sesso... "Avanti!", 16 febbraio 1917. Ristampato in: Letteratura e vita nazionale, Roma : Editori Riuniti, 1971, pp. 334-336

3. Gian Piero Brunetta, Storia del cinema italiano. Il cinema muto 1859-1929, volume primo. 2a ed. rivista e accresciuta. Roma : Editori Riuniti, 1993, p. 78


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Last updated:
07/06/2007