Eleonora Duse amava circondarsi di fiori. Ne voleva intorno a sé nelle stanze d'albergo, durante le sue lunghe tournée, e nei camerini e sui palcoscenici dei teatri dove si esibiva. In primavera, i giardini della Porziuncola, la sua villetta di campagna nei pressi di Settignano, adiacente alla Capponcina di Gabriele D'Annunzio, erano un trionfo di fiori. E di fiori era talvolta cosparsa la strada davanti al suo albergo, gentile omaggio di appassionati ammiratori.

Fra tutti i fiori, Eleonora Duse aveva una predilezione per le viole. Le piaceva circondarsene, e ne teneva su di sé, in mazzolini appuntati sui vestiti o racchiusi in sacchetti. Non temeva di indossarne il colore, che la gente di spettacolo da sempre considera infausto. Scriveva con un inchiostro viola, di una tinta decisa che ancora resiste inalterata nel tempo. Questa passione fu condivisa con D'Annunzio, che considerava il profumo delle viole particolarmente inebriante e sensuale. Ne Il Fuoco, il romanzo ispirato dal suo amore per Eleonora Duse, il personaggio di Foscarina è più volte descritto con "le palpebre simili alle violette". Le viole tornano in molte pagine dei suoi romanzi, associate all'idea stessa della seduzione.

"Alla fine d'ogni tempo Andrea si chinava verso di lei per legger nel programma ch'ella teneva spiegato fra le mani; e, nell'atto, le premeva il braccio, sentiva l'odore delle viole, le comunicava un brivido di delizia...." (Il Piacere, Libro III, cap. 3)

Questa piccola mostra vuole far rivivere il fascino e la personalità di Eleonora Duse attraverso una serie di documenti provenienti dalle collezioni della Biblioteca del Burcardo, e insieme ricreare un po' dell'atmosfera di cui ella amava circondarsi, grazie ad alcuni oggetti dell'epoca, nei quali si ritrova la stessa passione per la viola, spesso usata nel suo significato simbolico.


MARIA TERESA IOVINELLI

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