VIOLETTE E PENSÉE

Secondo la mitologia fu Zeus a far spuntare dalla terra le viole come pascolo per la sua amante Io, trasformata in giovenca per sottrarla alla gelosia di Era. E il fiore prese il nome della ninfa: ion, appunto. Un'altra leggenda vuole che le ninfe dello Ionio, che abitavano le sponde del fiume Cythereus, avessero offerto mammole alla ninfa Io che guidò una colonia di Ioni in Attica. Ecco perchè gli ateniesi, orgogliosi delle loro radici ioniche, avevano una particolare predilezione per la viola con cui adornavano i templi, le tombe (soprattutto di bambini) e le mense, credendo che avessero il potere di difendere dall'ubriachezza. E come ricorda Pindaro, chiamavano la loro stessa città "coronata di viole", un attributo comune anche ad Afrodite e le Muse. Omero nell'Odissea menziona la presenza di mammole nella casa di Calipso e la viola odorata è uno dei fiori che raccoglie Proserpina quando risale dall'Ade in primavera. Nella Roma imperiale, il culto di Attis prevedeva che il 22 marzo, dies violae, si svolgesse una processione durante la quale si trasportava un tronco di pino con ghirlande di questo fiore. Una versione del mito frigio narrava infatti che le viole fossero nate dal sangue di Attis e della principessa Atta, suicidi perché non potevano coronare il loro sogno d'amore. In Inghilterra la viola fu popolare fin dal Medioevo, quando i cavalieri della Tavola Rotonda la consultavano per conoscere il loro futuro interpretando il numero e la disposizione dei raggi sui petali.


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Nel Sogno di una notte di mezza estate di Shakespeare la viola del pensiero (Viola tricolor), chiamata dai francesi pensée, è  il fiore su cui cade la freccia di Cupido che fa innamorare "o uomo o donna". E quando Joséphine Beauharnais incontrò per la prima volta Napoleone gli donò il mazzolino di viole mammole (Viola odorata) che portava sulla scollatura del vestito. In seguito, l'imperatrice le volle ricamate sull'abito da sposa e alla partenza per l'esilio all'Elba Napoleone promise che sarebbe tornato a Parigi "alla stagione delle viole", tanto che i bonapartisti ne fecero il loro simbolo contrapponendole al giglio dei Borboni. Nell'Ottocento fu codificato il significato della viola nel linguaggio romantico dei sentimenti. Regalare quella del pensiero e la tricolor voleva dire: "Penso sempre a te, tu pensa a me", mentre la viola a mazzetti nana: "Sei la più bella". La garofanata, a seconda del contesto, poteva indicare fedeltà, amore vivo o sdegno, la garofanata estiva amore vivo e puro e la mammola modestia, onestà e pudore. Ma se le profumate violette diventarono il simbolo di Parma all'inizio dell'Ottocento, tutte le forme di Viola tricolor conosciute fino al XIX secolo (generalmente non profumate) appartenevano alla varietà hortensis, perché l'ibridazione cominciò soltanto all'inizio del Novecento. Le più profumate sono quelle a colori caldi, giallo o albicocca o tendente al rosso, e le più piccole. Ma la regina delle viole profumate è la Viola odorata, specialmente nelle varietà Rosina, Rochelle, White Czar, Victoria e le Violette di Parma (Viola odorata varietà pallida plena) nelle varietà Swanley (bianca), Napoletana (lavanda) e Marie Louise (lavanda blu intenso).

ALESSANDRA MARINI