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Costume di Arlecchino appartenuto a Carlin Bertinazzi

Mantello di Tatiana Pavlova per "La signora Falkenstein"

Costume di Virginia Reiter per "Madame Sans-Gêne"

Abito da sera di Anna Fougez
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Costumi e accessori di scena
L’arte del costume teatrale attraverso i secoli ha lasciato importanti testimonianze nelle raccolte del Burcardo.
Nel rinnovato allestimento del museo, alcuni fra i costumi più preziosi hanno trovato finalmente la giusta collocazione,
non più appiattiti sul fondo di vetrine, ma posti invece su manichini per restituirli alle loro giuste proporzioni, e situati
all'interno di contenitori che permettono al visitatore una visione tridimensionale. Per ragioni di spazio, però, è stato
possibile esporre soltanto una piccola selezione di costumi ed accessori di scena. Il Burcardo, infatti, possiede una
quarantina di costumi teatrali interi, e una ricca raccolta di parti di costumi, accessori, monili ed oggetti scena. Si
tratta di materiali estremamente delicati, che esigono cure speciali nella conservazione.
Il costume più antico è quello di un Arlecchino settecentesco, Carlin Bertinazzi, celebrato nei Mémoires
di Goldoni, ammirato da Garrick e amico di D’Alembert, e per decenni protagonista della scena del Théâtre Italien di Parigi.
Il costume, in ottimo stato di conservazione, si compone di giacca e pantaloni in panno a triangoli colorati, di un batocchio
di legno e di una maschera in cuoio sagomato nero.
Un altro celebre costume di Arlecchino presente al Burcardo è quello più recente indossato da Marcello Moretti nel
goldoniano Arlecchino servitore di due padroni del Piccolo Teatro di Strehler, esposto proprio nella stessa
stanza dell’Arlecchino di Bertinazzi. Il costume è completo in tutte le sue parti: dalla giacca e dai pantaloni in panno a
triangoli colorati al copricapo floscio, al batocchio in legno colorato bianco e rosso, alle calze, alle scarpette di pelle,
alla scarsella in panno nero, alla maschera in cuoio sagomato.
Il Burcardo conserva anche un costume del primo Novecento per un’altra maschera tipica del teatro italiano, Stenterello,
indossato nelle celebre interpretazioni di Andrea Niccoli: alla giacchetta in panno scozzese bianco e celeste e ai pantaloni
chiusi da tre bottoncini al ginocchio, si unisce la tradizionale lucerna di feltro nero bordato di rosso.
Le maschere in cuoio esposte sono particolarmente interessanti: oltre a quella dell’Arlecchino di Bertinazzi, il Burcardo possiede
due maschere di Pulcinella del Settecento ed una ottocentesca appartenuta ad Antonio Petito. Bellissime ed innovative nel
disegno sono le recenti maschere dei Sartori, in cuoio sagomato e patinato, e con applicazione di pelo per le sopracciglia.
Fra i costumi appartenuti ad attori vissuti fra Otto e Novecento, ricordiamo quello di Andrea Maggi per il Cyrano di Bergerac
di Rostand (1905), con il largo cappello piumato, l’ampio mantello e la spada dall’elsa argentata; il bellissimo costume in velluto nero,
raso e jais indossato da Luigi Rasi per il Torquato Tasso di Goldoni. Esposto nella grande vetrina al primo piano
del Burcardo, si impone all’attenzione il costume di Ermete Novelli nel Burbero benefico: non soltanto per la redingote
e il panciotto splendidamente ricamati e per il bel bastone dall’impugnatura d’avorio, ma anche per le straordinarie misure
del grande attore che li usava, altissimo ed imponente, tanto da richiedere un manichino appositamente modellato.
Un costume per il ruolo del Duca di Reichstadt nell’Aiglon di Rostand, appartenuto a Gemma Caimmi, testimonia
del vezzo delle grandi attrici fra Otto e Novecento di interpretare importanti ruoli maschili. Questa interpretazione della
Caimmi, in particolare, è ampiamente documentata nell’archivio fotografico del Burcardo, dove è possibile ammirare l’attrice nella
bella divisa bianco-avorio e verde mentre recita al fianco di Luigi Zoncada al Teatro Nazionale di Roma il 15 maggio 1903.
Più leggiadri i costumi goldoniani di due celebri attrici dell’Ottocento, Clementina Cazzola e Silvia Fantechi Pietriboni, entrambi
in seta ricamata con delicati mazzolini di fiori. Della seconda si conservano anche un paio di guantini in pelle bianca stampata a
figurine e motivi floreali, ed un manicotto in seta con disegni di ispirazione cinese.
Il Burcardo conserva due bellissimi costumi per il ruolo di Madame Sans-Gêne nella celebre commedia di Sardou,
recentemente sottoposti a delicatissimi interventi di restauro. Il primo fu indossato agli inizi del Novecento da Virginia Reiter, ed
è particolarmente ricco, tutto in raso di seta avorio e tulle, con un alto bordo e motivi a forma d’ape ricamati in paillettes ed un
lungo strascico. Il secondo, più recente ma anch’esso di grande effetto, in seta avorio ricamata in oro, fu indossato da Tatiana
Pavlova, celebre attrice e regista fra le innovatrici del teatro del Novecento.
Il Burcardo possiede numerosi altri costumi di Tatiana Pavlova, fra i quali spiccano per la particolare ricchezza un originale abito per
Zazà nella commedia di Berton e Simon, interamente tessuto in paillettes nere con grandi fiori rossi scintillanti, ed un
mantello di velluto bordeaux e raso nero per La signora Falkenstein di Rosso di San Secondo, fermato sulla spalla da un vistoso
fermaglio in strass, perline e jais.
Grande valore documentario hanno i costumi di Aligi e Lazaro di Roio disegnati da Michetti per la prima de La figlia di Iorio
dannunziana al Teatro Lirico di Milano, nel marzo 1904, ed indossati rispettivamente da Ruggero Ruggeri e Oreste Calabresi.
Anche in questo caso, l’archivio fotografico fornisce un’importante testimonianza, mostrandoci i due attori nei loro costumi
durante la rappresentazione, come avviene per un’altra opera di D’Annunzio, La fiaccola sotto il moggio, di cui al Burcardo
si conserva il raffinato costume di Gigliola in chiffon nero plissettato, indossato da Teresa Franchini per la prima del 1905.
Certamente non ricchi, ma molto attraenti per motivi differenti sono i buffi costumi di Ettore Petrolini. Al museo sono esposti gli abiti
di scena per i celebri ruoli di Fortunello e di Nerone. La chiave comica è evidente soprattutto nel secondo, con la sovrapposizione di stola,
manto e tunica ornati di vistose passamanerie dorate, in stridente contrasto con la barbetta posticcia, la calottina dagli scomposti
capelli rossicci, la malconcia corona d’alloro, la calzamaglia di lana e gli scarponi senza lacci.
Con gli acquisti recenti, sono giunti infine al Burcardo alcuni costumi appartenuti ad Anna Fougez, regina del teatro di varietà,
fra i quali due bellissimi abiti da sera, uno dalle eleganti fantasie tipiche di Fortuny e l’altro in velo nero con grandi rose ricamate in perle
bianche.
Un settore a parte è rappresentato dai gioielli di scena, che al museo sono esposti in una vetrina di grande richiamo. Pur essendo oggetti
dallo scarso valore intrinseco, testimoniano tuttavia di una grande perizia d’esecuzione e di un’inattesa cura dei particolari, soprattutto
in considerazione dell’uso che ne veniva fatto, indossati da attrici che gli spettatori potevano ammirare soltanto da lontano. Graziosissimi
sono gli orecchini a pendenti di granati indossati da Eleonora Duse nella Locandiera di Goldoni; molto elegante è il bracciale a
fascia di pietre turchesi e strass di Virginia Marini, di cui si conserva anche un paio di vistosi orecchini dorati con perle e pietre verdi usati
per la Messalina di Cossa; più severi la collana con croce in pietre nere intagliate di Adelaide Ristori e il rosario dorato di
Giuseppina Biagini Pescatori nel ruolo di Maria Stuarda.
Se i costumi realizzati dalle abili mani dei sarti teatrali sono senz’altro oggetti di forte richiamo, non va comunque dimenticato che il Burcardo
conserva anche numerosi bozzetti di costumi. Fra questi ricordiamo, a titolo esemplificativo, quelli della compagnia Talli-Melato-Giovannini
per Il cappello di paglia di Firenze di Labiche e Marc-Michel del 1915, quelli di Camillo Parravicini per L’amore mascherato
di Sacha Guitry del 1932, e quelli di Umberto Onorato per Il marito ideale di Oscar Wilde del 1943. Di recentissima acquisizione,
inoltre, ed ancora in corso di catalogazione è una serie consistente di bozzetti di costumi e scene di Franco Laurenti.
Molte testimonianze sull’arte del costume sono presenti nella ricchissima raccolta di incisioni e stampe conservata al Burcardo, dalle
raffigurazioni dei tipici costumi per i vari ruoli della Commedia dell’arte, anche attraverso la raffinata interpretazione di Watteau, alle bellissime
incisioni francesi ed olandesi del Sei e Settecento con gli sfarzosi costumi per i balletti di corte. Un cenno a parte merita il preziosissimo volume
di acquerelli raffiguranti i ricchi costumi per i balletti Muzio Scevola e Bellerofonte al Teatro del Cocomero di Firenze, nel 1760.
Anche la biblioteca, infine, offre agli studiosi dell’arte del costume teatrale una ricca documentazione sull’argomento, dalle colte disquisizioni
sui costumi dell’antichità, impreziosite da pregevoli tavole, come l’opera di Francesco de’ Ficoroni sulle maschere sceniche del teatro
latino Dissertatio de larvis scenicis, et figuris comicis antiquorum romanorum (Roma, 1750), a repertori più recenti di carattere
divulgativo come Le costume historique di Auguste Racinet (Parigi, 1888), ricchissimo di tavole
illustrate che riproducono l’abbigliamento in uso nelle diverse epoche e presso le diverse civiltà.

Maschera di Pulcinella (sec. XVIII)
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Fez di Ettore Petrolini
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Diadema, gioiello di scena (sec. XIX)
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