Silvio Pellico . Lettera
a Pietro Giuria
14 giugno 1843
Al Nobile Uomo
il Sig. Cav. Pietro Giuria
Torino
Carissimo Giuria
Ti rimando la cartolina firmata. La mia salute val poco, né finora ha guadagnato nulla dal respirare aria di campagna. Se andrà meglio col caldo, vedremo; io non milludo, e so che una delle più inutili smanie è quella che tanti hanno di voler sempre medicarsi, rinforzarsi, guarire, ringiovanire. Partito più semplice e più giusto, è usar tranquillamente qualche attenzione al proprio bisogno, e poi rassegnarsi a patire que mali che sono inevitabili. Spiacemi che si abbia voluto rappresentare la bella, ma non rappresentabile tragedia di Adelchi, e spiacemi la vile irriverenza del pubblico. Approvo quel sistema di mezzo che tu accenni; il difficile sta nel discernerlo con acume, indovinando in ciascuna applicazione i desiderj del pubblico nostro e la maestria dellarte; accordo misterioso che ogni autore spera distinguere con sicurezza, e poi sinciampa. Ho fiducia che se tenti laringo, riuscirai. Animo dunque! ti prova il tuo ingegno ha non comune potenza. Le difficoltà sono grandi, ma puoi meglio di molti altri superarle. Il romanzo di Fea è delicatissimo, e merita onore. Chi scrive così ha unanima gentile e dimostra capacità notevole.
Tabbraccio e sono il tuo aff. o
Silvio Pellico
14 giugno 1843