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Pulcinella suonatore di chitarra, olio seicentesco

Arlecchino ferito e Colombina, olio settecentesco

Ritratto di uomo anziano [Girolamo Medebach?], olio settecentesco

Pompeo Massani (1850-1920) Ritratto di Andrea Maggi

Emilio Retrosi (1838-1911) Il Teatro Drammatico Nazionale, 1885 ca.
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I dipinti
La collezione di dipinti del Burcardo è costituita da oltre cento quadri ad olio e a tempera, eterogenei
per epoca, qualità e soggetto, ma tutti in qualche modo legati al teatro, alla sua storia e ai suoi personaggi.
Molti quadri hanno trovato una collocazione stabile nelle sale del restaurato museo, altri sono dislocati negli
ambienti della biblioteca, altri ancora momentaneamente collocati a deposito, in attesa di una sistemazione
adeguata.
Il nucleo più consistente della collezione trae ispirazione dalla tradizione della commedia dell’arte, e
comprende i dipinti più antichi, due oli su tavola seicenteschi raffiguranti i volti di Arlecchino e Brighella, ed una
serie di olii su tavola sei-settecenteschi di gusto ingenuo e grottesco, che rappresentano un Capitano Romogasso
nell’atto di sfoderare la spada ed un Pulcinella e uno Zanni suonatori.
Sempre alla commedia dell’arte si ispira una serie di otto ovali sette-ottocenteschi ad olio su tela, con varie
maschere, isolate o a coppie. Dipinti analoghi sono conservati al Museo Teatrale alla Scala di Milano, ed
appartengono ad un genere un tempo molto popolare, con piccole scene della commedia italiana spesso
ambientate su sfondi veneziani.
Di gusto settecentesco è anche una serie di dipinti ad olio ispirati alle “Arlecchinate” di Giandomenico Ferretti,
animate scene di commedia dai colori vivaci, con Arlecchino, il volto sempre nascosto dalla maschera di cuoio nero,
conteso da graziose figure femminili o avidamente chino su un piatto di maccheroni.
Fra i dipinti più conosciuti dagli studiosi di iconografia teatrale sono le tre grandi tempere su tela di scuola romana
del Settecento, già attribuite a Pier Leone Ghezzi, che mostrano scene di teatro di strada. A renderle particolarmente
interessanti, oltre alla vivacità delle scene, è la cura degli sfondi che riproducono strade e piazze romane, e la loro
ricchezza di particolari, talvolta curiosi, che non mancano di attrarre lo sguardo dei visitatori più attenti.
Sempre ispirata a Ghezzi è poi un’altra grande tempera su tela che raffigura Pulcinella nell’atto di dettare il suo
testamento, motivo ripreso anche da una bella incisione di Pietro Leone Bombelli, presente nella raccolta di
stampe del Burcardo.
Nella collezione del Burcardo sono anche presenti alcuni quadri che raffigurano interni ed esterni di teatri, come
l’olio su tavola di Emilio Retrosi, eseguito intorno al 1885, che riproduce la facciata del Teatro Drammatico
Nazionale di Roma, poi demolito nel 1929.
Di grande interesse è un olio su tela di un anonimo pittore dell’Ottocento, che riproduce l’interno di un teatro.
Non è stato possibile identificare la sala, anche se nel tempo sono state avanzate varie ipotesi, sempre smentite.
La particolarità del quadro, la cui esecuzione non è peraltro particolarmente raffinata, è nell’insolito punto di vista:
il pittore ritrae infatti il teatro dal fondo del palcoscenico, probabilmente durante una prova generale, restituendoci
così una rara visione del “dietro le quinte” di un teatro ottocentesco, con gli attori in costume mescolati ai visitatori
in abiti dell’epoca, le comparse e gli operai disposti sui praticabili celati dalle scenografie, e curiosi dettagli delle
macchine e dell’illuminazione.
Un discorso a parte meritano i numerosi bozzetti scenografici, fra i quali l’olio di Adolfo De Carolis raffigurante
la scena della grotta per la Figlia di Iorio di D’Annunzio ed alcuni paesaggi di Alessandro Bazzani.
Un gruppo consistente all’interno della collezione di dipinti è costituito dai ritratti, anche questi assai eterogenei
per ispirazione e raffinatezza di esecuzione. Molti sono infatti i dipinti di scuola, che tuttavia hanno pur sempre
qualche valore per gli studiosi di iconografia teatrale. Non mancano comunque opere di spicco, di grande potere
evocatore, e che portano il segno inconfondibile di artisti di genio.
Vari sono i ritratti di Carlo Goldoni presenti al Burcardo: fra questi, un dipinto ad olio su tela che riproduce un particolare
del celebre ritratto eseguito da Alessandro Longhi, ed un olio a chiaroscuro su tela di Vittorio Matteo Corcos,
con un Goldoni giovanissimo seduto allo scrittoio, ma soprattutto il bel bozzetto per il sipario del Teatro Verdi
di Pisa eseguito da Annibale Gatti, col commediografo che declama, circondato dagli Arcadi pisani.
Numerose sono le effigi degli attori fra Otto e Novecento: Adelaide Ristori, Maddalena Pelzet, Andrea Maggi, Emilio
Zago, Tommaso Salvini, solo per citare qualche nome. Alcuni di questi ritratti furono commissionati da Luigi Rasi ad
artisti che egli stimava, appositamente per la sua collezione teatrale, e in molti casi è ancora possibile rintracciare
nell’archivio fotografico le immagini che servirono da modello o da ispirazione ai pittori. Lo stesso Rasi è presente in
vari ritratti, fra i quali spicca quello eseguito da Nunes Vais nel 1886.
Uno dei ritratti più noti fra quelli conservati al Burcardo è quello di Eleonora Duse in uno sfolgorante abito di raso
bianco, eseguito da Edoardo Gordigiani a New York nel 1896. Un altro ritratto di Michele Gordigiani, più piccolo ma
molto suggestivo, ci presenta una Duse dallo sguardo sognante, insolitamente romantica.
Nelle sale del museo è esposta anche un’immagine giovanile ed inconsueta nell’iconografia di Dina Galli: si tratta
dell’acquerello di Carlo Stratta, che ritrae l’attrice nelle vesti di una fanciulla scarmigliata e scalza su un tenue sfondo
romano, dove si distinguono Castel Sant’Angelo e San Pietro.
Sempre nella ritrattistica, una delle opere più pregevoli è il Sabatino Lopez ritratto da Michele Cascella, che col suo
colore pastoso ci restituisce lo scrittore in una posa domestica, seduto in poltrona con la pipa accesa, davanti
alla sua libreria. Altro ritratto notissimo e di grande suggestione, è quello di Luigi Pirandello eseguito da Primo Conti,
che ha saputo cogliere magistralmente tutto il magnetismo dello sguardo del grande autore siciliano.
Ad Ettore Petrolini è dedicata una serie di vivaci ritratti di Paulo Ghiglia, che immortalano il grande comico in alcune
fra le sue più celebri interpretazioni, come Nerone, Gigi er Bullo o il molieriano Medico per forza.
Un ultimo cenno merita infine il grande ritratto di Sergio Tofano nel ruolo del Signor Bonaventura, eseguito da Nino
Bertoletti, attualmente collocato nella sala di lettura della biblioteca.
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