|
Informazioni Servizi Collezioni |
||
|
|
Storia del Palazzetto Il Palazzetto del Burcardo sorge in via del Sudario, nei pressi di Largo di Torre Argentina. Il nome Burcardo è la forma italianizzata di Burckardt, il nome del prelato che eresse l’edificio alla fine del XV secolo. Johannes Burckardt era nato a Nieder-Haslach, vicino Strasburgo, in una data compresa tra il 1445 e il 1450.
L’antico nome della città alsaziana era Argentoratum, da cui l’attributo di argentinensis
(o argentinus) che Burckardt usò spesso nella sua firma. Questi edifici, come molti altri della zona, sorgevano sulle
vestigia del teatro di Pompeo, il primo teatro romano in muratura, la cui struttura ancora influenza la topografia
dell'area. Nel Medioevo, infatti, le fondamenta del teatro furono usate come basamento per le costruzioni civili,
tanto che la forma della cavea è ancora ben evidente negli edifici disposti ad arco tra via dei Satiri, piazza del
Pallaro e piazza del Biscione. Il terreno preso in affitto da Burckardt confinava con l’abitazione del potente cardinale Cesarini, che possedeva numerose altre proprietà nella zona: una vasta area del quartiere S. Eustachio, tutta la porzione attualmente compresa tra Campo de’ Fiori, via dei Giubbonari, via Arenula, via di Torre Argentina e corso Vittorio Emanuele II, eccetto pochi edifici religiosi, come la chiesa di S. Giuliano dei Fiamminghi e quella del Sudario. Su questo terreno Burckardt edificò la sua casa, demolendo parzialmente i fabbricati esistenti e inglobandone una parte nella nuova costruzione. Il fabbricato principale della casa di Burckardt, nel quale fu incorporata la torre medioevale preesistente, ospitava l’abitazione del prelato. La facciata esterna di questo fabbricato è stata molto rimaneggiata dal restauro del 1931, mentre la facciata interna ha mantenuto una maggiore fedeltà all’aspetto originale: una loggia a tre archi era appoggiata alla torre, non più visibile all’esterno se non nelle piccole finestre sovrapposte. Un corpo di fabbrica in stile rinascimentale, probabilmente di qualche anno posteriore alla morte di Burckardt, collega l'edificio principale a quello secondario, ed è caratterizzato da una bella decorazione graffita a punta di diamante, tipica del primo Cinquecento romano. L’ipotesi più plausibile è che questo collegamento fosse in origine un loggiato aperto che sosteneva un corridoio soprastante. Il fabbricato secondario, che si estendeva fino all'odierna via dei Barbieri, era adibito ad edificio di servizio ed ospitava le cucine, le stalle e le stanze della servitù. Proprio su quest'ultimo fabbricato sorse ben presto una disputa che oppose Burckardt al cardinal Cesarini: secondo quest’ultimo, l'ala secondaria era stata edificata da Burckardt su un terreno appartenente ai Cesarini. La disputa si protrasse a lungo e fu risolta soltanto sotto Alessandro VI, grazie ad una salomonica sentenza dell’arcivescovo di Ragusa: la casa di Burckardt non sarebbe stata demolita, come pretendeva il cardinale Cesarini, ma alla morte del prelato alsaziano sarebbe entrata a far parte del patrimonio dalla nobile famiglia romana. Il passaggio di proprietà avvenuto alla morte di Burckardt cancellò per vari secoli il ricordo dell'antico proprietario, anche se la torre che faceva parte della casa continuava ad essere nota col nome di Torre Argentina, proprio dall'attributo argentinus del quale Burckardt usava fregiarsi. Durante il lungo periodo di oblio, però, per un equivoco generato dal nome della torre, l'antico proprietario del palazzetto fu erroneamente identificato col cardinale Francesco Argentino. Dal 1506 fino al secondo decennio dell’800, i certificati catastali dello Stato Pontificio attestano l’appartenenza
del palazzetto e dei fabbricati relativi alla famiglia Cesarini. Nel 1730 i Cesarini avviarono il progetto di
costruzione del Teatro Argentina: una parte dell’edificio secondario venne abbattuta per fare spazio al palcoscenico;
la torre e altri ambienti del palazzetto furono adibiti a servizi per il teatro, l’edificio di raccordo si trasformò
in camerini per gli attori. Il restauro del teatro avvenuto in questo periodo portò alla luce le varie stratificazioni archeologiche,
dalle vestigia del teatro di Pompeo ai resti del monastero medioevale, ridestando l'interesse per un'area trascurata
da molto tempo.
Nel 1923, l’edificio venne sottoposto ad un primo tentativo di restauro a cura dell’Ufficio Antichità e Belle Arti.
Durante questa prima esplorazione, vennero riaperti il loggiato del secondo piano e due trifore al primo piano e
si scoprirono i resti della scala originaria. |
|