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Biblioteca e Raccolta Teatrale del Burcardo | |||||
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Il Palazzetto del Burcardo Johannes Burckardt nacque a Nieder-Haslach, vicino Strasburgo, in
una data compresa tra il 1445 e il 1450. Lantico nome della città alsaziana era
Argentoratum, da cui lattributo di argentinensis (o argentinus) che
Burckardt usò spesso nella sua firma. Nel 1491, Johannes Burckardt prese in affitto dal monastero di
Farfa, nelle vicinanze della via papalis, un terreno con alcuni casamenti ed una
torre medioevale. Questi edifici, come molti altri della zona, sorgevano sulle vestigia
del teatro di Pompeo, il primo teatro romano in muratura, la cui struttura ancora
influenza la topografia dell'area. Nel Medioevo, infatti, le fondamenta del teatro furono
usate come basi per le costruzioni civili, tanto che la forma della cavea è ancora ben
evidente negli edifici disposti ad arco tra via dei Satiri, piazza del Pallaro e piazza
del Biscione. Il terreno preso in affitto da Burckardt confinava con
labitazione del potente cardinale Cesarini, che possedeva numerose altre proprietà
in quella zona: una vasta area del quartiere S. Eustachio, tutta la porzione attualmente
compresa tra Campo de Fiori, via dei Giubbonari, via Arenula, via di Torre Argentina
e Corso Vittorio Emanuele II, eccetto pochi edifici religiosi, come la chiesa di S.
Giuliano dei Fiamminghi e quella del Sudario. Il fabbricato principale della casa di Burckardt, che inglobava la
torre, ospitava le stanze del prelato. La facciata esterna di questo fabbricato è stata
molto rimaneggiata dal restauro del 1931, mentre la facciata interna ha mantenuto una
maggiore fedeltà allaspetto originale: una loggia a tre archi era appoggiata alla
torre, di cui allesterno non vi era più traccia, se non nelle piccole finestre
sovrapposte. Un corpo di fabbrica in stile rinascimentale, probabilmente di qualche anno
posteriore alla morte di Burckardt, collega l'edificio principale a quello secondario, ed
è caratterizzato da una bella decorazione graffita a finta punta di diamante, tipica del
primo Cinquecento romano. Lipotesi più plausibile è che questo collegamento fosse
in origine un loggiato aperto che sosteneva un corridoio soprastante. Il passaggio di proprietà avvenuto alla morte di Burckardt
cancellò per vari secoli il ricordo dell'antico proprietario, anche se la torre che
faceva parte della casa continuava ad essere nota col nome di Torre Argentina, proprio per
l'attributo argentinus del quale Burckardt usava fregiarsi. Durante il lungo
periodo di oblio, però, per un equivoco generato dal nome, l'antico proprietario del
palazzetto fu erroneamente identificato col cardinale Francesco Argentino. Nel 1908, notando gli antichi stemmi in pietra presenti nel palazzetto e raffiguranti un grifone rampante sormontato da una stella, Domenico Gnoli si accorse che essi non coincidevano affatto con lo stemma del cardinale Argentino, ma riproducevano invece i sigilli noti di Johannes Burckardt, episcopus argentinus. La scoperta suscitò l'entusiasmo di Gnoli, che vide così spiegati gli evidenti influssi germanici presenti nella costruzione, anche se tale entusiasmo lo portò forse ad esagerare nel definire l'edificio "un cuneo tedesco nella Roma del Rinascimento". In realtà, questa casa non si discosta dalle caratteristiche delledilizia abitativa romana del Quattrocento, ed è una abitazione a schiera tipica di quel periodo, quando le grandi opere architettoniche del medio Rinascimento non erano ancora state completate e non avevano ancora influenzato l'architettura minore. Tuttavia, è innegabile che elementi germanici siano riscontrabili nell'edificio, come la volta a stella dellingresso, i peducci di peperino variamente scolpiti, e le porte centinate a tutto sesto e lavorate a cordoni sporgenti nellandrone. Nel 1923, ledificio venne sottoposto a un primo tentativo di
restauro a cura dellUfficio Antichità e Belle Arti. Durante questa prima
esplorazione, vennero riaperti il loggiato del secondo piano e due trifore al primo piano,
e si scoprirono i resti della scala originaria.
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